Nei giorni scorsi su Radio 24 hanno fatto ascoltare molte volte un estratto di quanto ha detto il maestro Abbado sui vantaggi della cultura.
Considero Abbado se non il migliore, sicuramente uno dei primi direttori d’orchestra al mondo ma ormai sentir parlare, specie nel nostro paese, di cultura in questi termini mi indispettisce.
Prima domanda: cos’è la cultura? Potrà anche sembrare facile la risposta ma sono convinto che ognuno abbia un idea molto personale al riguardo.
Per qualcuno può essere cultura la musica (classica ed heavy metal?), per altri il cinema per altri ancora Bob Dylan mentre per alcuni è culturale il conoscere il maggior numero di strumenti di tortura presenti al mondo.
Potrei andare avanti per ore ma il succo è: chi decide cosa è cultura? Tutto è cultura? Allora niente in realtà lo è. Se leggiamo le leggi finanziarie di ogni anno in Italia ci sono varie sagre della cozza piuttosto che del peperoncino, (cito a caso) che vengono finanziate perché considerate cultura.
Tornando alla riflessione generale, Abbado ha detto che la cultura è contro il razzismo…ma se non errò, quando nel 1938 uscì il manifesto in difesa della razza, fra gli estensori ci fu un certo Bottai che sarà pure stato fascista ma sicuramente non era un ignorante e, cosa ben più grave: se ricordo bene, del mondo universitario, (non è la culla della cultura?), solo in 12, (accidenti alla mia memoria, in ogni caso non superarono i 20) non lo firmarono, non tutti lo fecero per convinzione ma resta il fatto che, alla faccia della cultura quasi tutti lo firmarono.
“La cultura ci aiuta a distinguere fra bene e male”: ne siamo certi? All’avvento del nazismo, (Hitler fu eletto con regolari elezioni), la Germania era il paese culturalmente più avanzato del mondo e fra gli entusiasti fan di Hitler c’era uno dei maggiori filosofi del ‘900: Heidegger.
Se vogliamo fare una riflessione sui giorni nostri potrei citare il numero 2 di al quaeda: al-Zahuairi, che io sappia è un medico che, se non si è laureato, certamente ha studiato negli USA.
Oppure potremmo ricordare, fra gli attentatori kamikaze di Londra l’insegnante di un istituto superiore.
Insomma, per farla breve, più che l’importanza di questa cultura di cui ci si riempie la bocca, spesso con un po’ di puzza sotto il naso, considero indispensabili per crescere in ogni senso: la curiosità intellettuale, l’imparare a dubitare ed il rispetto della libertà: tutte banalità ma nessuno gli fa pubblicità.
Spaziamente
13/11/10
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